La checklist prima di incollare: cosa non deve mai entrare in un prompt

Nomi, diagnosi, dettagli che rendono riconoscibile uno studente: la lista dei controlli da fare in dieci secondi, prima di premere invio.

Hai montato il Progetto della classe, ci hai caricato la programmazione, i criteri, un paio di esempi dei tuoi materiali. Adesso viene la parte che aspettavi: metterci dentro roba vera, perché è lì che lo strumento smette di essere un giocattolo. Ed è proprio in quel momento che si accende la lucina. Cosa posso mettere qui dentro, esattamente?

La risposta non è «niente» e non è «tutto». È una regola sola, applicata con attenzione ai dettagli che di solito nessuno guarda. Questo articolo è quella regola, messa in pratica.

La parola che fa tutto il lavoro: identificabile

«Non usare dati personali» è una formula che ognuno interpreta a modo suo. La versione precisa è un'altra: mai dati personali identificabili. Tra le due c'è la differenza tra un divieto che paralizza e un confine che ti lascia lavorare.

Non è vietato parlare di uno studente: è vietato renderlo riconoscibile. E riconoscibile non vuol dire soltanto «con nome e cognome». Un dato è identificabile quando, da solo o incrociato con altri, riporta a una persona precisa. Il cognome, ovvio. Ma anche il nome più la classe più la scuola. Anche «l'unico ragazzo della 2ªC che usa la sintesi vocale». Anche «la studentessa che a marzo è tornata dall'ospedale». In una comunità piccola come una scuola, ognuno di questi è un cartello con una freccia.

Il test richiede due secondi: se un tuo collega leggesse questa frase, capirebbe di chi sto parlando? Se la risposta è sì, riscrivila. Non serve altro.

La regola d'oro. Mai dati personali identificabili nel prompt. Non «quasi mai», non «con prudenza»: non entrano. Tutto il resto viene da qui.

Fuori, sempre: la lista concreta

  • Nomi e cognomi, anche quando sembra innocuo. E anche il solo nome di battesimo, se in classe ce n'è uno solo.
  • Diagnosi e certificazioni associate a una persona: dislessia, ADHD, disabilità, qualunque cosa abbia un nome clinico e un volto dietro. I numeri di protocollo di quelle certificazioni, ancora meno.
  • Foto riconoscibili: dei ragazzi, ovvio, ma anche la foto di una verifica o di un compito con il nome scritto in alto, o la foto dell'elenco della classe.
  • Situazioni familiari delicate riconducibili a un alunno: una separazione conflittuale, un affido, un lutto, un problema di salute in famiglia.
  • Recapiti: indirizzi, numeri di telefono, mail personali.
  • Le combinazioni indirette: ruolo più classe più un dettaglio unico. «Il ripetente della 3ªA», «l'unico della sezione che non si è avvalso», «quello che ha cambiato scuola a gennaio».

La regola pratica: se due dettagli, sommati, chiudono il cerchio su una persona, quel cerchio non entra nella casella.

Dentro, tranquillamente: il bisogno in astratto

La buona notizia è che l'aiuto che ti serve non richiede il nome. Richiede il bisogno, descritto bene.

  • Non «Marco R. della 1ªA, diagnosi di dislessia», ma «uno studente con DSA che fatica sui testi lunghi e sulla lettura fluente».
  • Non «la relazione di Giulia sulla gita», ma «un testo di una studentessa di seconda con questi difetti tipici: salta i nessi causa-effetto, ripete sempre le stesse tre parole».
  • Non l'elenco della classe con i cognomi, ma «una classe di ventitré, di cui tre con bisogni educativi speciali».

Ottieni lo stesso aiuto, spesso migliore. Claude non si distrae con dati che non gli servono e lavora sul problema vero, che è didattico, non anagrafico. E vale anche quando il tema è delicato: ti serve una mano a impostare un colloquio con una famiglia, e la tentazione è raccontare tutto. Riscritto in astratto, resta utile e non tradisce nessuno: «devo preparare un colloquio con un genitore. La situazione, in sintesi: una studentessa attraversa un momento familiare difficile e da qualche settimana mostra insofferenza verso i compagni e un calo nelle consegne. Aiutami a impostare i punti da toccare, con un tono collaborativo, senza dare per scontate le cause». L'aiuto sulla forma del colloquio è identico. La separazione di una famiglia non è uscita da scuola.

Prima e dopo, su una richiesta che ti capiterà

Prima, da non scrivere mai. «Ho uno studente, Andrea Conti della 3ªB, con diagnosi di ADHD e certificazione del 2025, che non riesce a organizzare un tema. Mi prepari una traccia guidata per lui?»

Dopo, dieci secondi più tardi. «Ho uno studente con difficoltà di attenzione che si perde nei testi lunghi e fatica a organizzare un tema in parti. Progettami una traccia guidata: scaletta in tre blocchi, tempi intermedi, un esempio di apertura. Lavoriamo sul bisogno, senza dati personali.»

Stesso aiuto, stesso tempo. La differenza è che nessuno studente è uscito da scuola.

La formula, per riusarla ogni volta, è questa:

Ho uno studente con [bisogno descritto in astratto: difficoltà di attenzione, DSA, fatica sui testi lunghi] che [comportamento osservabile: si perde nei testi lunghi, fatica a organizzare un tema]. Mi serve [cosa vuoi: una traccia guidata, un testo ad alta leggibilità, una griglia di osservazione]. Vincoli: nessun dato personale, lavoriamo sul bisogno. Formato: [come lo vuoi].

I dettagli che nessuno guarda

Il nome può nascondersi dove non lo vedi. Nel nome del file, per cominciare: compito_MariaRossi.pdf è un dato identificabile anche se dentro il documento hai coperto tutto. Nelle intestazioni dei fogli scansionati, che restano in alto anche quando la foto è storta. In quello che incolli dal registro elettronico, dove a volte arrivano colonne in più di quelle che ti servivano. E nei dati che una scansione si porta dietro senza mostrarli in pagina.

La manovra è quella che conosci già: prima di caricare, rinomina il file in qualcosa di neutro, copri l'intestazione, cancella l'elenco. Trenta secondi di forbici, e quello che carichi è pulito. Non è una tecnica nuova: è la stessa accortezza con cui fotocopi un compito per mostrarlo in aula nascondendo il nome col foglietto, applicata a una casella di testo.

La stanza blindata: dati sanitari di minori

C'è una gerarchia nei dati, e conviene conoscerla. La diagnosi di un tuo alunno sta nel punto più alto: è un dato sulla salute, che il GDPR mette tra le «categorie particolari» e di regola protegge con un divieto di trattamento, salvo casi contati (art. 9 del Regolamento UE 2016/679, fonte eur-lex, verificato a settembre 2026). Ed è il dato di un minore, che la legge considera in una posizione di vulnerabilità e circonda di tutele rafforzate.

Tradotto nella tua giornata: la certificazione, la relazione dello psicologo, il quadro clinico dentro un PDP non sono materiale da caricare per farsi dare una mano. Il bisogno didattico che ne deriva, quello sì: lavoralo quanto vuoi, sempre in astratto. Il documento clinico con nome e cognome resta sul tuo computer, dietro la tua password, e non attraversa mai la casella.

Cosa dicono le Linee Guida e il Garante

Nel 2025 il Ministero ha pubblicato le «Linee guida per l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche», allegate al DM 166 del 9 agosto 2025. L'approccio è antropocentrico: la sorveglianza umana resta insostituibile e i prompt vanno scritti preferibilmente senza dati personali identificativi (fonte: mim.gov.it, verificato a settembre 2026).

Il Garante, nel vademecum «La scuola a prova di privacy» aggiornato a novembre 2025, raccomanda di usare dati personali solo se indispensabili e di preferire dati sintetici. Lo stesso vademecum ricorda che, con il parere del Garante, il Ministero ha pubblicato le Linee guida per un uso sicuro dell'IA a scuola (fonte: garanteprivacy.it, verificato a settembre 2026).

Due cose da tenere insieme. La prima: queste indicazioni non ti vietano lo strumento, ti dicono dove passa il confine. La seconda: «ho tolto il nome» non significa «sono a posto con la legge». Il GDPR chiede anche minimizzazione, base giuridica, trasparenza, e sono faccende che riguardano la scuola nel suo insieme, non la tua casella di testo. Quello che dipende dalle tue mani, però, è esattamente il gesto di cui parla questo articolo: non far uscire dalla casella una persona reale.

La checklist, prima di incollare

Prima di premere invio su qualcosa che riguarda i tuoi studenti, passa questi cinque controlli. Rendili un riflesso, come guardare lo specchietto prima di svoltare.

  • Nomi. C'è un nome, un cognome, un soprannome che li identifica? Toglilo, mettici «uno studente».
  • Diagnosi e salute. C'è una diagnosi o una condizione medica appiccicata a una persona? Fuori. Tieni il bisogno, butta l'etichetta con dentro il volto.
  • Riconoscibilità indiretta. Anche senza nome, da classe, ruolo o dettaglio unico si capisce di chi parlo? Se sì, smussa.
  • Foto e allegati. C'è un'immagine, una scansione, un file con dentro nomi, intestazioni, elenchi? Copri o cancella prima di caricare.
  • Bozza o documento ufficiale. Quello che sto per ottenere è un punto di partenza che riscriverò io, o un documento che firmerò? Se è ufficiale, alza la guardia.

Cinque controlli, dieci secondi. Non è una gabbia: è la cintura che ti lascia lavorare veloce senza guardarti le spalle.

La checklist, in versione pronta da tenere aperta. Il capitolo 5 del libro Claude AI per Insegnanti la trasforma nella skill controllo-privacy, con le formule per descrivere un bisogno in astratto. La scarichi dal sito del libro.

Scarica le skill

Non rinunci all'aiuto: togli tutto quello che lo rende riconoscibile. È la terza strada, e sta in piedi con due gesti: il bisogno in astratto, il documento clinico che resta a casa. Da lì in avanti puoi usare lo strumento senza guardarti le spalle, perché la cosa più personale che c'è, il giudizio su cosa di quel ragazzo va protetto, è rimasta tua. Claude amplifica chi pensa, non pensa al posto tuo.

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