Cosa può e cosa non può fare l'AI nel tuo studio

Il codice deontologico non dice di non usare l'AI: dice dove fermarla. La linea spiegata con attività reali dello studio e con la griglia delega, assisti, solo umano.

Il dibattito sull'intelligenza artificiale negli studi si accende quasi sempre sulla potenza degli strumenti: che cosa sa fare l'ultimo modello, quanto è veloce, quante pagine legge. È una discussione interessante e, per chi firma, secondaria. La domanda utile è un'altra: dove passa la linea tra ciò che la macchina può preparare e ciò che resta tuo. Dal 21 novembre 2025 quella linea non è più una questione di sensibilità personale. È scritta nell'articolo 21, commi 8, 9 e 10, del Codice deontologico della professione, introdotti dal Consiglio nazionale nella seduta del 20 novembre 2025.

Il confine è deontologico, non tecnico

La legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, mette per iscritto il principio: nelle professioni intellettuali i sistemi di intelligenza artificiale servono per le attività strumentali e di supporto, e l'esito della prestazione deve restare il risultato prevalente del lavoro intellettuale. Il Codice deontologico lo traduce in tre commi, in vigore dal 21 novembre 2025, che conviene leggere come un unico discorso.

Il comma 8 contiene un permesso e un divieto. Il permesso: puoi impiegare i sistemi di intelligenza artificiale per le attività strumentali e di supporto alla tua attività professionale. Il divieto: non puoi usarli in modo che sostituiscano la tua attività intellettuale, la valutazione e l'interpretazione dei fatti e delle norme oggetto dell'incarico. Preparare una bozza è supporto. Decidere se quella bozza è corretta è professione.

Vale la pena fermarsi su una parola, perché cambia il modo di leggere tutto il resto: strumentale non significa semplice. Un'attività può essere complessa e restare strumentale, come una riconciliazione difficile o una ricerca normativa articolata. E un'attività può essere banale e non essere delegabile, come scrivere due righe di risposta su una scelta che impegna il cliente. Il criterio non è quanto è difficile il compito. È che cosa succede quando qualcosa va storto.

Delega, assisti, solo umano: come si legge la linea

Da quel criterio nasce la classificazione che attraversa tutto il libro, e che si applica attività per attività, non persone. Le classi sono tre.

Delega. La macchina prepara materiale che poi controlli su una fonte: classificare i documenti di un lotto, confrontare attesi e ricevuti in una pratica, preparare la bozza di un sollecito o di una lettera partendo dai modelli dello studio. Sono attività verificabili, e il controllo costa poco perché l'errore si vede.

Assisti. La macchina propone, tu decidi. La riconciliazione bancaria con gli abbinamenti proposti e le eccezioni in evidenza, il prospetto per la liquidazione, la bozza di un parere. Qui il risultato diventa lavoro solo dopo il tuo esame, e l'esame non si salta.

Solo umano. Quadratura e verifica sostanziale, valutazione del rischio di adeguata verifica, scelte di convenienza fiscale, firma e invio, conversazioni delicate, segnalazione di operazione sospetta. Non è una questione di capacità tecnica: una macchina può scrivere frasi su ognuna di queste cose, e le scrive con sicurezza. È una questione di responsabilità. Nessuno strumento risponde di ciò che firma.

Se provi a classificare le tue attività ricorrenti, la skill griglia-delega-assisti-umano prepara la scheda da discutere in studio. Il prompt è questo.

Sei un consulente che aiuta uno studio professionale a classificare le proprie attività ricorrenti in tre classi: delega, assisti, solo umano. Il criterio è duplice e va applicato in quest'ordine: l'effetto giuridico del risultato e la possibilità di verificarlo. La difficoltà del compito non è un criterio. Ti fornisco l'elenco delle attività ricorrenti dello studio, i modelli e le istruzioni già in uso, e i casi dubbi da sciogliere. Nessun dato reale di clienti. Per ogni attività restituisci: classe proposta, motivazione in una riga basata sull'effetto e sulla verificabilità, che cosa prepara la macchina, che cosa resta al professionista, il controllo minimo da fare, e il rischio principale se la classe venisse alzata. Segnala a parte le attività che appartengono al nucleo non delegabile (giudizio, firma, verifiche sostanziali, adeguata verifica antiriciclaggio, segnalazione di operazioni sospette, strategia di contenzioso e segreto professionale). Le classificazioni sono proposte da discutere, non decisioni.

La trasparenza verso il cliente non è un dettaglio

Il comma 10 chiede di comunicare al cliente e alla parte assistita le informazioni sui sistemi di intelligenza artificiale usati nell'erogazione della prestazione, con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo, facendone menzione anche nella documentazione prodotta. La legge 132/2025 dice la stessa cosa all'articolo 13, comma 2, e il CNDCEC ha pubblicato nella guida operativa del 24 ottobre 2025 una clausola tipo da adattare al mandato. Non è un adempimento decorativo: è la manutenzione del rapporto fiduciario, e riguarda anche il modo in cui rispondi alla domanda che i clienti più attenti cominciano a fare, cioè che fine fanno i loro documenti.

A questo si aggiunge il quadro europeo. Dal 2 agosto 2026 l'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, l'AI Act, rende esigibili gli obblighi di trasparenza: chi interagisce con le persone deve sapere di parlare con un sistema di intelligenza artificiale, e i contenuti sintetici pubblicati per informare il pubblico vanno dichiarati come tali. Per uno studio la conseguenza pratica è semplice: l'uso dell'AI si dichiara, non si nasconde.

Quello che devi garantire tu, anche quando usi la macchina

Il comma 9 è la parte che riguarda il lavoro quotidiano. Il professionista che si avvale dell'intelligenza artificiale se ne assume pienamente la responsabilità e il controllo, e ha due doveri espliciti: verificare le fonti e la veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati; accertarsi che i sistemi usati abbiano misure di sicurezza e riservatezza adeguate e siano conformi alla normativa sulla protezione dei dati personali. C'è poi una riga che conviene rileggere: il ricorso all'AI in nessun caso è esimente. E una conseguenza organizzativa: la conoscenza del funzionamento della tecnologia riguarda anche dipendenti e collaboratori.

La giurisprudenza recente va nella stessa direzione. Con l'ordinanza n. 3215 del 13 febbraio 2026 la Corte di cassazione ha ribadito che il professionista incaricato della dichiarazione è tenuto al controllo circa la sussistenza dei presupposti di legge per i dati che inserisce, secondo la diligenza qualificata dell'articolo 1176, secondo comma, del codice civile. Tradotto nel linguaggio di tutti i giorni: "me lo ha detto il modello" non è una difesa. Il controllo che la norma pretende è quello che nessuno può fare al posto tuo.

Da dove cominciare, senza stravolgere lo studio

Tre passaggi bastano per portare il confine dentro l'organizzazione. Primo: scegli cinque attività ricorrenti del tuo studio e classificale con la skill griglia-delega-assisti-umano, discutendo le proposte una per una. Secondo: prepara la comunicazione al cliente con la skill informativa-ai-al-cliente e falla approvare dal titolare prima di usarla. Terzo: scrivi una regola che vale sempre, anche nei giorni pieni: nessuna skill firma, invia o deposita, e ogni output si verifica prima di entrare in un atto. Le classificazioni sono proposte; la decisione sul confine è tua, e da questa settimana è anche una decisione documentata. Riferimenti normativi e giurisprudenziali verificati a settembre 2026.

Il confine, attività per attività, è il cuore del libro. Claude AI per Commercialisti dedica alla griglia e al quadro deontologico italiano la Parte II, con i prompt pronti e le regole per applicarli nello studio.

Scarica le 31 skill
Condividi: